L’eredità leggendaria di Ruud Krol a Napoli
A 77 anni, Ruud Krol continua a portare nel cuore l’amore viscerale per Napoli. L’olandese che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia azzurra, ripercorre con emozione sincera i capitoli più significativi di una carriera straordinaria, caratterizzata dal calcio totale e da una dedizione assoluta al bello del gioco. In una rivelatrice intervista, l’ex difensore simbolo di un’epoca regala ai tifosi partenopei pagine inedite della sua memoria calcistica.
I ricordi indimenticabili del San Paolo
«Ogni volta che torno mi basta salire su un taxi per essere inondato da così tanti ricordi» confessa Krol con la voce colma di nostalgia. Le strade di Napoli, i volti dei tifosi che ancora lo riconoscono, le conversazioni dei passanti che lo fermano per ricordargli quanto significasse la sua presenza in campo: tutto concorre a costruire un quadro emotivo intenso. «I giovani mi dicono ‘sei stato un eroe per mio padre, ho una foto tua a casa mia’. Quanto è bello essere ricordati», aggiunge l’olandese.
Particolarmente suggestivo il ricordo legato agli umili pescatori di Mergellina. Krol racconta di una passeggiata sul lungomare quando un pescatore lo riconobbe e chiamò tutti gli altri compagni di lavoro. «Si avvicinarono, mi abbracciarono, ricordo ancora le loro mani e l’odore del pesce, fortissimo. Non ero abituato a tutto questo calore», sottolinea con una tenerezza rara chi ha calcato i campi più esigenti d’Europa.
L’arrivo al San Paolo: una storia d’amore già scritta
La trattativa che portò Krol a Napoli partì dal Vancouver, dove il difensore stava giocando. Il presidente Antonio Juliano intraprese un lungo corteggiamento, persino volando in Olanda per convincerlo quando ancora militava nell’Ajax. La determinazione napoletana ebbe ragione delle esitazioni iniziali.
Gli esordi in maglia azzurra non furono privi di difficoltà comunicative. Krol ricorda una gara ad Ascoli dove, volendo tenere alta la linea del fuorigioco, continuava a ripetere «Fiori, fiori» ai compagni, lasciando tutti perplessi. Comprese allora la necessità di imparare l’italiano: al termine della partita, richiese personalmente un insegnante per perfezionare la lingua.
Le influenze che hanno forgiato un campione
Il sogno nato dalla visione di Rivera
Da bambino, Krol non sognava specificamente di giocare a calcio: sognava di giocare in Italia. Il momento epifanico arrivò in vacanza sul lago di Como, quando il padre gli mostrò un manifesto che annunciava una partita del Milan e decise di portarvelo. In campo c’era Gianni Rivera, ancora sedicenne, al suo debutto assoluto. «Quel giorno vidi anche uno stadio italiano per la prima volta. Che atmosfera incredibile. A fine partita ho guardato mio padre e ho detto: ‘In futuro voglio giocare anch’io in Italia’», ricorda Krol con la precisione di chi conserva intatti i dettagli più preziosi.
Johan Cruijff, il maestro che elevava gli altri
Cruijff rappresentò per Krol l’eccellenza assoluta, non solo come giocatore ma come maestro di calcio. «Ti rendeva un giocatore migliore», afferma convinto. L’olandese ricorda come il suo mancino non fosse inizialmente perfetto: restava al campo dopo gli allenamenti per esercitarlo con Johan, che pazientemente lo guidava. «Ci stimolava, era un allenatore in campo, leggeva il calcio come nessun altro. Sapeva di essere forte ma anche che senza gli altri dieci non poteva fare niente», un insegnamento che ha accompagnato Krol per tutta la carriera.
L’analisi del Napoli contemporaneo
Interrogato sul Napoli attuale, Krol dimostra ancora acume tattico. Riconosce quanto gli infortuni abbiano rappresentato «una sciagura», eppure sottolinea: «nonostante questo non è mai sceso al di sotto del quarto posto, fa capire quanto sia forte».
Il calcio che preferisce rimane quello d’attacco perpetuo: «Io mi sarei divertito di più nel Napoli di Spalletti. A me piace una squadra che attacca sempre e che difende andando contro l’avversario. Prendere l’iniziativa e mai correre indietro. Questo è il mio calcio. Sempre avanti». Un’affermazione che sintetizza la filosofia che ha guidato l’intera sua esperienza professionale, dal Calcio Totale alle sponde del Vesuvio.




