La posizione ferma di Teheran: niente partite negli USA
L’Iran conferma la propria volontà di partecipare alla Coppa del Mondo 2026, ma subordina la sua presenza a una condizione non trattabile: non disputerà alcuna gara sul territorio statunitense. La federazione iraniana ha chiesto esplicitamente il trasferimento di tutte le sue partite in Messico, rifiutando categoricamente le sedi originariamente assegnate dall’organizzazione.
Secondo quanto dichiarato dal ministro dello Sport Ahmad Donyamali, la richiesta rimane ferma nonostante i tempi stringenti. Il funzionario, intervistato dall’agenzia turca Anadolu, ha affermato che “la richiesta di spostare le nostre partite in Messico è ancora valida, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta”. Donyamali ha inoltre evidenziato le preoccupazioni legate alle dichiarazioni contraddittorie del governo statunitense e alle garanzie di sicurezza, ritenute insufficienti secondo le normative FIFA.
Le sedi contestate dall’Iran
L’Iran dovrebbe affrontare la Nuova Zelanda e il Belgio ad Inglewood, in California, mentre a Seattle avrebbe dovuto giocare contro l’Egitto. Proprio questi impianti statunitensi sono al centro della disputa diplomatico-sportiva, con la federazione iraniana che considera insufficienti le garanzie di incolumità fornite dalle autorità americane.
L’ultimatum della FIFA: scadenza al 12 maggio
La FIFA ha stabilito un termine perentorio per risolvere la questione: entro il 12 maggio l’Iran dovrà comunicare ufficialmente se parteciperà o meno al torneo mondiale. Non si tratta di una semplice formalità amministrativa, ma di una scadenza cardinale che determinerà il quadro competitivo dell’intero torneo.
Le sanzioni previste dal regolamento
Il regolamento FIFA prevede penalizzazioni economiche significative per chi si ritira:
- Multa minima di 250mila franchi svizzeri per i ritiri entro 30 giorni dall’inizio della competizione
- Sanzione di almeno 500mila franchi se il forfait arriva successivamente
- Penalità ulteriori in caso di mancata presentazione alla prima gara, fissata per il 16 giugno contro la Nuova Zelanda, secondo l’articolo 16 del Codice Disciplinare
Queste misure rappresentano un forte deterrente economico, ma non sembrano dissuadere la determinazione del governo iraniano nella sua posizione.
Lo scenario italiano: la porta del ripescaggio
Qualora l’Iran decidesse di rinunciare alla competizione, si aprirebbe uno scenario straordinario e inaspettato per il calcio italiano. L’Italia, pur essendo rimasta esclusa dalla fase di qualificazione, potrebbe rientrare nel torneo attraverso il ripescaggio.
Gli Azzurri rappresenterebbero la candidata più naturale tra le nazionali escluse, grazie a una combinazione di fattori determinanti:
- Prestigio storico consolidato nel panorama calcistico mondiale
- Ampiezza del bacino di tifoseria internazionale
- Ranking FIFA tra i migliori tra le squadre non qualificate
- Capacità organizzativa e strutturale riconosciuta a livello globale
Secondo diverse analisi giornalistiche, questo scenario rappresenterebbe un elemento significativo nel contesto più ampio dei recenti cambiamenti ai vertici della FIGC, accolti con favore dall’organismo internazionale. Sebbene nulla sia ancora ufficialmente deciso, il quadro regolamentare lascerebbe socchiusa una porta a situazioni straordinarie come quella italiana.
Cronologia e prossimi sviluppi
La questione rimane in sospeso in attesa della comunicazione ufficiale che l’Iran dovrà inviare entro il 12 maggio. In quel momento, la FIFA avrà la chiarezza necessaria per definire il quadro competitivo della Coppa del Mondo 2026 e potrebbe, se necessario, attivare i meccanismi di ripescaggio per garantire il corretto numero di partecipanti alla fase preliminare.
I prossimi giorni saranno cruciali per comprendere se la federazione iraniana persisterà nella sua posizione o se accetterà di disputare le partite negli USA. Nel frattempo, l’Italia continua a sperare in uno sviluppo che potrebbe riaprire inaspettatamente le porte del massimo torneo calcistico internazionale.




