Una finale amara decisa ai rigori: l’Italia fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva
La Bosnia e l’Italia si sono affrontate nella finale cruciale dei playoff di qualificazione ai Mondiali 2026, con in palio un posto nella massima competizione calcistica mondiale. Il match, diretto dal francese Clément Turpin, si è concluso con il risultato di 1-1 dopo i tempi supplementari, costringendo le due squadre al ricorso ai calci di rigore. Nella lotteria dal dischetto, la Bosnia ha avuto la meglio imponendosi per 5-2, eliminando così gli azzurri dal torneo. Si tratta della terza mancata qualificazione consecutiva per l’Italia ai Mondiali, un’amarezza difficile da digerire per l’intero movimento calcistico italiano.
Gli episodi contestati: una direzione arbitrale tutt’altro che lineare
La conduzione della partita da parte dell’arbitro francese Turpin ha destato più di una perplessità tra gli addetti ai lavori e gli appassionati. La gara, caratterizzata da un’intensità considerevole, ha tuttavia mantenuto un andamento discretamente corretto fino al 39° minuto, momento in cui l’arbitro ha deciso di non intervenire su una trattenuta prolungata ai danni di Mancini, episodio che avrebbe meritato quantomeno un fischio.
L’episodio più decisivo arriva al 42° minuto: Bastoni interviene con un tackle completamente fuori tempo su Memic, lanciato verso la porta bosniaca. La decisione di Turpin è inequivocabile: rosso diretto, una scelta che non lascia spazio a discussioni. L’Italia si ritrova così a giocare in inferiorità numerica per quasi l’intera ripresa.
I dubbi nel primo tempo
- Al 19°: timide proteste bosniache per un’ipotesi di tocco di mano in area, respinta rapidamente dall’arbitro
- Al 35°: colpo alle spalle su Calafiori che viene regolarmente fischiato dal francese
- Al 39°: trattenuta prolungata su Mancini non punita adeguatamente
Il secondo tempo e i supplementari: tensioni crescenti
Nella ripresa, Tahirovic viene correttamente ammonito al 54° per un intervento irregolare su Tonali. Al 67°, Gatti cade in area sotto la spinta di Dzeko: Turpin vede l’accaduto e decide di non concedere il rigore, scelta criticabile in quanto il contatto sembra evidente.
Il gol del pareggio della Bosnia, segnato da Tabakovic, viene sottoposto a revisione dal VAR per verificare un sospetto tocco di braccio di Dzeko nel contrasto con Mancini. La tecnologia conferma la regolarità della rete, ma l’episodio rimane controverso. Sia Donnarumma che il commissario tecnico Gattuso ricevono cartellini gialli per proteste, segno della tensione crescente.
Punti critici nei supplementari
- 96°: lite tra Tabakovic e Gatti dopo un contrasto in area, situazione mantenuta sotto controllo
- 102°: Palestra atterra da Muharemovic in area, Turpin assegna giallo anziché espulsione. Il VAR conferma la decisione dell’arbitro, provocando numerose proteste
- Secondo supplementare: l’arbitro si scontra involontariamente con un giocatore bosniaco durante una ripartenza
- 117°: Taric ammonito per un intervento durissimo su Tonali
Analisi complessiva: una direzione sotto accusa
La gestione della partita da parte di Turpin ha presentato diversi elementi discutibili. La Bosnia ha commesso ben 14 falli nei 90 minuti regolamentari, cifra che testimonia la natura aggressiva della squadra bosniaca, confermando una pattern comportamentale già emerso nelle gare precedenti. Nonostante ciò, l’arbitraggio francese ha mostrato una certa indulgenza nei confronti di alcuni interventi scorretti, in particolare la trattenuta su Mancini al 39°.
La decisione più corretta della serata rimane indubbiamente il rosso diretto a Bastoni, intervento che non ammette interpretazioni. Tuttavia, l’assenza di un rigore chiaro per l’Italia al 67° e la valutazione discutibile del contatto al 102° nei supplementari rappresentano momenti che avrebbero potuto modificare l’esito della competizione.
Con soli 3 minuti di recupero nel primo tempo supplementare, quando la Bosnia ha protestato chiaramente, e con la tensione crescente che ha caratterizzato la sfida, Turpin avrebbe potuto gestire meglio la situazione. Nel calcio moderno, dove ogni decisione può decretare l’accesso a un Mondiale, l’interpretazione dei regolamenti deve essere coerente e impeccabile.
Conclusioni: l’eliminazione e le riflessioni future
L’uscita dell’Italia dai playoff rappresenta un momento buio per il calcio azzurro. Indipendentemente dalle decisioni arbitrali, la squadra ha dovuto affrontare una gara in condizioni di inferiorità numerica per buona parte della partita. Tuttavia, è innegabile che una direzione di gara più accorta avrebbe potuto modificare il corso degli eventi, fornendo almeno all’Italia le stesse opportunità della squadra avversaria.
La riflessione sui protocolli arbitrali e sull’utilizzo della tecnologia rimane centrale nel dibattito calcistico contemporaneo. Partite di tale importanza richiedono non solo competenza tecnica, ma anche una lettura impeccabile degli episodi controversi, elemento che in questa occasione è risultato carente.




